Alle 10 del mattino del 4 ottobre tre digos si sono presentati a casa di un nostro compagno, in quel momento assente. Sono entrati senza mandato (avvalendosi del 41 tulps, per armi o droga) facendosi aprire da alcuni ospiti che si trovavano lì e dopo una rapida perquisizione, hanno lasciato un generico “invito” a presentarsi in questura alle 17 dello stesso giorno. Quel pomeriggio gli sono stati contestati, dopo numerose e pesanti minacce, quattro reati: istigazione a delinquere (414 c.p.) e a disobbedire alle leggi (415 c.p.), imbrattamento (639 c.p.), resistenza a pubblico ufficiale (337 c.p.). Un altro compagno è stato invece raggiunto, giorno 3, da un avviso orale che, visti i precedenti penali, avvisa di desistere dalla prosecuzione di comportamenti illegali e frequentazioni di pregiudicati e simili. Tutto questo dopo che, due giorni prima del corteo, la polizia aveva diffuso, a mezzo stampa, la notizia delle denunce dei “25 facinorosi”, tra anarchici e antagonisti, riguardo i blocchi ferroviari della manifestazione del 12 settembre indetta dai precari della scuola. Ci sembra chiaro il clima intimidatorio che la questura vuole creare: la repressione puntuale di alcune componenti radicali deve essere interpretata come monito a chiunque si oppone con la pratica e la determinazione alla costruzione del ponte come di qualunque altra devastante opera.
Solidarietà ai ribelli colpiti dalla repressione.